Campo giovani invernale – 3-6 gennaio 2020 – aggiornamenti da Nora!

Inizia oggi, 3 gennaio, il campo invernale per 20 giovani e giovanissimi della nostra parrocchia, accompagnati dai sacerdoti e dagli animatori. Destinazione di questo campo è Torino e più precisamente l’Arsenale della Pace, gestito dal Sermig, Servizio Missionario Giovani (per maggiori info https://www.sermig.org/).

In questa avventura non saranno soli. Insieme ai giovani della nostra comunità sono partiti 10 giovani della Parrocchia di San Basilio, 3 della Parrocchia di Santa Maria Maddalena dei Pazzi. Un volta giunti a destinazione si uniranno a molti alti giovani con cui condivideranno questa bellissima esperienza.

Vi terremo aggiornati grazie alle cronache e le foto che ci giungeranno dal campo!!!!

VENERDI’ 3 gennaio: Molto prima dell’alba ci ritroviamo davanti alla parrocchia. Siamo i gruppi dei giovani di Sant’Enrico, San Basilio e Santa Maria Maddalena dei Pazzi: poco meno di 40 persone, sacerdoti e animatori inclusi.
Orario previsto partenza: ore 5.00.
Orario reale di partenza: ore 5.40 (“qualcuno” si è riaddormentato al suono della sveglia!!). Un’orazione accoglie al suo ingresso in pullman il ritardatario, che viene immediatamente scelto come capro espiatorio dell’intero campo invernale.
Il viaggio, in complesso, fila liscio e arriviamo a destinazione alle 14.30.
All’Arsenale troviamo ad accoglierci Daniele, uno dei volontari che ha deciso di dedicare la sua vita al “sogno” di trasformare questo luogo, già di guerra, in una struttura di accoglienza fraterna e di pace. Il sogno, partito più di 35 anni fa da una coppia di sposi (Ernesto e Maria Olivero), da realizzare con l’aiuto di tanti generosi volontari e, soprattutto, della Provvidenza.
Nel corso del pomeriggio visitiamo la struttura. In particolare ci soffermiamo sui dormitori e sulla mensa per le persone di difficoltà; sul poliambulatorio medico; sull’orto con culture idroponiche realizzato in un’area precedentemente in degrado; sulla splendida cappella ricostruita utilizzando materiali residui dell’arsenale, dove veramente si può osservare la “trasformazione” delle strutture che creavano strumenti di morte in strutture per l’accoglienza del Corpo di Cristo e dei segni della Sua Resurrezione.
Ci concediamo anche un breve giro per il quartiere del Balon, da sempre un quartiere “povero” perché storicamente costrutto alla pericolosa convivenza con la minacciosa polveriera dell’arsenale. Ora gran parte dei suoi abitanti sono una miscellanea di diverse etnie e culture e, i pochi italiani rimasti, sono per lo più anziani. Vi è ospitato quotidianamente un grandissimo mercato ortofrutticolo e ittico.
Alle 18.00 abbiamo partecipato alla messa nella cappella grande, insieme a tutti gli altri ragazzi presenti all’arsenale (oltre 300).
Poi cena e varie riunioni informative che hanno messo a dura prova i nostri neuroni ancora attivi.
Poi, quando eravamo già in procinto di scappare a dormire, don Stefano (parroco di San Basilio) propone un “breve” giro di presentazione (della durata di circa 40 minuti!) dei nostri tre sottogruppi romani riuniti (finalmente soli!). Al termine del giro i suddetti neuroni hanno alzato bandiera bianca e così solo pochi di noi sono riusciti a trascinarsi fino alla splendida cappellina per la compieta finale.
Basta, ora si dorme! Domani si lavorerà!

SABATO 4 gennaio: Ci svegliamo molto più riposati del previsto. Infatti, per un caso fortuito ieri ( senza voler scomodare per tanto poco la Provvidenza, paradossalmente proprio a causa del ritardo dovuto al “capo espiatorio”), essendosi esaurito lo spazio disponibile per dormire a terra, ci hanno sistemati in stanze con letti e con tanto di bagno!!!!
La mattinata si apre con la Preghiera comunitaria del mattino, momento nel quale ci viene ricordata (grazie anche alla rappresentazione scenica del “sogno” di San Giuseppe sulla sua inattesa paternità) la vicinanza di Dio a ciascuno di noi e il suo invito a “non temere”.
Poi veniamo divisi in gruppi di laboratorio di condivisione, in base alle fasce di età; sostanzialmente riflettiamo su come la risposta alla nostra “fame di Dio”, possa essere variegata; dalla nostra adesione completa (come può essere un’esperienza vocazionale quale il SERMING), alla risposta antitetica di chi ha ideato l’olocausto in un delirio di onnipotenza.
Dopo pranzo ci attende il nostro turno di lavoro. Siamo tutti un po’ preoccupati per la fatica che faremo e forse proprio per indorarci la pillola, mentre attendiamo la distribuzione dei compiti nell’auditorium, ci sorprende l’ingresso in stile rock star, con tanto di giochi di luce e sigla introduttiva, di Marco, cantante solista del coro che si esibisce in un brano di Ultimo duettando con il pubblico (“su le mani, su le mani!”) e poi in un pezzo personale. La sua pur buona performance non sposta comunque di una virgola la nostra fatica; né per chi pulisce i bagni e spazi comuni, né per chi aiuta in cucina, né per chi impacchetta abiti e giocattoli per i più bisognosi, né per chi si dedica a lavori manuali o all’orto; se ne sarà forse giovato chi si è impegnato a fotografarci??? Mah!! Per fortuna il tè delle cinque….
Alle 18 la messa che ci colpisce, ancora una volta, per la sua colonna sonora: tutti i canti sono molto rivisitati (se non originali) e difficilmente praticabili per i più, dalla versione blues di “Astro del Ciel” a un improbabile “Alleluja”. Ci hanno detto che una delle attività al SERMING è il laboratorio musicale…
Ma la particolarità della serata è la “Cena dei Popoli”, alla quale accediamo ciascuno con una nuova identità, cercando di rappresentare tutte le nazioni della terra nelle giuste proporzioni; e cercando di mimare anche le giuste proporzioni con le quali il cibo si distribuisce nel pianeta. Per scoprire che la maggior parte di noi avrà diritto solo a un cucchiaio di riso, mentre i “ricchi” avranno tante pietanze da buttare nella spazzatura (ovviamente per finta!!). Nella vita reale siamo fortunati!.

DOMENICA 5 gennaio ore 8.30: la giornata inizia con la preghiera del mattino, oggi incentrata sulla ricerca di Dio da parte dei Magi (ancora una volta con la suggestiva messa in scena) e con la domanda rivolta a ciascuno di noi: cosa cerchiamo, cosa desideriamo giunti in questo momento della nostra vita?
Poi di nuovo ci dividiamo in sottogruppi per i laboratori nei quali affronteremo i temi dell’accoglienza, della fraternità, di progetti umanitari su scala mondiale, dei giovani.
La conclusione degli incontri un’ora e mezzo prima del pranzo ci consente visite-lampo per la città e ci da modo di fare due chiacchiere in libertà.
Nel pomeriggio ci aspetta la seconda puntata dei turni ai servizi. Le carte si sono un po’ rimescolate e quindi ognuno si dedica a mansioni generalmente diverse da quelle svolte ieri. Lavoriamo un paio di ore con impegno. Alla fine siamo stanchi, ma ci portiamo via la sensazione che con le nostre “gocce” di fatica abbiamo un po’ contribuito ad alimentare il “mare” della solidarietà.
Alle 18 ultima messa comunitaria, durante la quale all’offertorio si consegna una cesta contenente i foglietti dove ognuno stamattina aveva risposto alla domanda “cosa cerco?”; ne vengono letti alcuni per tutti.
Dopo cena grande festa di addio (previa condivisione dell’esperienza) con canti, balli, dolci e cioccolata calda. Da sottolineare le improvvisate gare canore fra la capitale e i polentoni del Nord, riappacificati infine intonando cori alterni la canzone del pompiere!
La serata di noi romani si è conclusa con una lunga condivisione sul bel clima di amicizia e di prossimità creatosi in questo breve lasso di tempo fra i ragazzi delle tre parrocchie. Che non sia il segno di un vento nuovo?

LUNEDI’ 6 GENNAIO: pronti per la partenza?

SPECIALE MAN AT WORK : sezione speciale dedicata ai ragazzi al lavoro (contro lo scetticismo dei genitori!)